Posterous theme by Cory Watilo

L'iPad salverà l'editoria?

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Sempre al D8, Steve Jobs si è soffermato sulle difficoltà che sta attraversando il mondo dell'editoria nell'era dei blog e del citizen journalism.

Any democracy depends on a free healthy press. Some of these newspapers, the news gathering editorial organizations, are really important. I don't wanna see us to ascend into a nation of bloggers . I think we need editorial more than ever right now. Anything that we can do to help the New York Times, the Washington Post, the Wall Street Journal and other news gathering organizations find new ways of expression so that they can afford to get paid, to keep their new gathering editorial operations intact, I'm all for. What we have to do is figure out a way to get people to start paying for this hard-earned content.

Qualche mese fa sarei stato alquanto scettico su simili affermazioni. Internet incarna come nessun altro mezzo di comunicazione la democrazia dei contenuti. Grazie ai blog e ai social network, oggi tutti possono generare informazione. La naturale conseguenza di questa rivoluzione sembra essere la fine dell'oligarchia dei contenuti, ossia dell'informazione tradizionalmente prodotta dall'editoria professionale. E così sono sorti interi filoni di business basati sul crowdsourcing dei contenuti. A differenza dell'editoria tradizionale, che si affida ai giornalisti professionisti per produrre informazione di qualità, la nuova editoria online parte dal basso, scaturendo direttamente dalla passione e dalla (in)competenza della gente. Un esempio valga per tutti: DemandMedia, uno dei casi di maggior successo degli ultimi anni. Il problema di questo tipo di editoria è che non esistono soglie di ingresso: tutti possono creare contenuti. Ciò genera un sovraccarico di informazioni in mezzo alle quali sta diventando sempre più difficile trovare ciò che si sta realmente cercando. Ed è per questo che molti utenti potrebbero fare marcia indietro e tornare ai contenuti premium, pagando un prezzo accettabile a fronte di un'informazione che sia: selezionataprofessionale, multimediale e comoda da fruire. Un giornale garantisce selezione, autorevolezza dei contenuti e comodità d'uso, ma manca completamente di multimedialità. Un sito web può essere selettivo, autorevole e multimediale, ma manca di comodità d'uso (serve almeno un laptop e un collegamento ad internet). E qui entra in gioco l'iPad, e insieme all'iPad l'universo delle applicazioni nate con l'iPhone e sublimate dal nuovo tablet Apple. Sono un orgoglioso possessore di iPad da aprile e da qualche giorno ho installato l'app di Repubblica e quella di Wired, accedendo così ad informazioni selezionate, professionali, multimediali (le immagini sono spesso associate a contenuti video che si aprono creando un layer sovrapposto ai contenuti) e comode da fruire (dal divano, al letto, passando per il bagno!). Forse ha proprio ragione Steve Jobs: l'iPad salverà l'editoria.

Le tre vocazioni di Twitter

1) Social information filter & link distributor. In pratica leggo un pagina web (che sia un post, un articolo, una pagina statica) e la ripropongo ai miei followers. Nel caso di Techrunch i retweets costituiscono ad oggi il 9,7% del traffico totale (Google rappresenta il 32%). 2) Citizen journalism. Quello che sta accadendo in Iran ne è la prova più eclatante. I mezzi di informazione vengono controllati o addirittura soppressi (come nel caso della BBC) dal regime e Twitter si sostituisce ai mass media, veicolando al mondo informazioni in tempo reale. 3) Mass socialization. Si rumoreggia della morte di Michael Jackson e inizia il tam tam dei twitterers. Quando la morte del "re del pop" viene confermata (stavolta da un media tradizionale, il LA Times), ecco partire da ogni parte del globo tributi in memoria di un cantante che, al pari di Elvis e dei Beatles, ha fatto la storia della musica. Più del 30% dei tweets includono parole come "Michael Jackson", "MJ" e "Michael". In sostanza avviene una socializzazione di massa attorno ad un evento mediatico. Secondo me l'essenza di Twitter è racchiusa in queste tre vocazioni. Se sapranno realizzare un'adeguata tecnologia di ricerca (con i retweets a fungere da Page Rank), allora avremo davvero il nuovo Google.

Il terremoto al tempo di Facebook e Twitter

Alle 3.30 mi sono svegliato di soprassalto per il terremoto. A Roma, com'è noto, il sisma è stato avvertito distintamente, per fortuna senza causare danni a cose e/o persone. Io e mia moglie aspettiamo qualche minuto che le scosse finiscano, indecisi se scendere o meno in strada. Poi, quando tutto sembra tornare tranquillo, accendiamo la TV e proviamo a dare un'occhiata al televideo. L'ultima notizia, che risale ad oltre un'ora addietro, parla di alcune scosse in Abruzzo, ma niente che possa far pensare al dramma che proprio in questo momento si sta vivendo a poche centinaia di chilometri dalla capitale. Alle 8 accendo la TV e tocco con mano la tragedia. Allibito penso allo spavento di stanotte e realizzo che mi è andata bene. Mi preparo mestamente  e prendo la macchina per andare in ufficio. Come ogni mattina, accendo Radio24 e ascolto la trasmissione di Giuliano Ferrara, interrotta ogni 10 minuti da flash di aggiornamento sulla situazione in Abruzzo: 15 vittime, poi 20, poi circa 30. Un bollettino di guerra. Il traffico è congestionato, passa il tempo e in radio tocca a Gianluca Nicoletti col suo Melog 2.0. O almeno così dovrebbe essere. In realtà la trasmissione viene soppressa e sostituita da uno speciale sul terremoto condotta da un altro tipo, con Gianluca Nicoletti in studio per portarci una sua testimonianza. Penso: che cavolo c'entra Nicoletti col terremoto?

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