Posterous theme by Cory Watilo

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Facebook, la storia

9788820348113
Riemergo da un'ombra fatta di lacrime, sangue e soddisfazioni, per segnalarvi l'uscita del libro Facebook, la storia, di David Kirkpatrick, edito da Hoepli. Dopo l'uscita del film The Social Network, ecco un volume che ci presenta "la verità su come Facebook è stato creato, il perché della sua popolarità nel panorama mondiale e un’anticipazione sulle prospettive future". Insomma, la storia di Facebook secondo Mark Zuckerberg :-)

Ci saranno due presentazioni pubbliche del libro:

Martedì 31 maggio 2011, ore 18.00
Fnac, Via Torino ang. Via Della Palla, Milano
Con Riccardo Luna (Wired) e Ulrico C. Hoepli

Mercoledì 1 giugno 2011, ore 18.00
Libreria Coop Ambasciatori, Via Orefici 19, Bologna
Con Giampaolo Colletti (Nòva24, Il Sole 24 Ore) e Ulrico C. Hoepli

Buona lettura!

 

Così parlò Mark Zuckerberg

Per me il pezzo più bello di The Social Network.

I think if your clients want to sit on my shoulders and call themselves tall they have a right to give it a try. But there’s no requirement that I enjoy sitting here listening to people lie. You have part of my attention--you have the minimum amount. The rest of my attention is back at the offices of Facebook where my colleagues and I are doing things that no one in this room, including and especially your clients, are intellectually or creatively capable of doing. Did I adequately answer your condescending question?

The Social Network

Finalmente è uscito The Social Network, film diretto da David Fincher e basato sul libro The Accidental Billionaires, che racconta la genesi e l'ascesa di Facebook. Curiosissimo di vederlo, se non altro per saperne di più su Mark Zuckerberg, personaggio tanto geniale quanto spietato nel business.

In attesa di vedere il film anche in Italia (uscirà il 12 novembre), vi consiglio Pirates of Silicon Valley: la storia degli esordi di Steve Jobs e Bill Gates.

Vorrei essere un social network

In effetti a Google piacerebbe molto. Ci ha provato, fallendo, un paio di volte con Orkut e Buzz, ma è evidente che a Mountain View proliferano i guru del search e scarseggiano i visionari dei social media. Così, di tanto in tanto, quest'ambizione repressa fa capolino, prendendo le forme e i nomi più improbabili. Stavolta si chiama (così si vocifera) Google me e promette di fare concorrenza nientemeno che a Facebook. Il punto di partenza di Google, però, stavolta sembra interessante. In una recente presentazione il googler Paul Adams sostiene che i social media hanno cambiato il nostro modo di interagire con le persone, ma pongono un problema fondamentale: finiscono per collegarci con un unico e indistinto gruppo di amici. Provate a vedere il mio profilo su Facebook. Apparentemente ho una vagonata di amici, cosa ovviamente impossibile nella vita reale. La verità è che ci sono diversi gruppi di persone con cui ho avuto o ho tuttora relazioni, a seconda dei miei interessi e delle mie esperienze di vita: compagni di scuola, colleghi di università, familiari, conoscenze, ecc. Possiamo dividere questi gruppi in due macro categorie: legami forti e legami deboli. I legami forti sono quelli di cui ci importa, il cosiddetto "cerchio della fiducia". Parliamo di non più di 2-6 persone. I legami deboli sono quelli di cui non ci importa molto. Secondo alcuni studi, il nostro cervello riesce a gestire non più di 150 legami deboli. Esiste poi una terza categoria: quella dei legami temporanei. Sono i legami più comuni sul web, si basano sulla fiducia e si costruiscono come risposta ad un bisogno particolare. I social network, in particolare Facebook, tendono a disegnare strutture relazionali che vadano bene per ogni tipo di rapporto. Così facendo finiscono per proporre una soluzione di compromesso. Un altro problema è costituito da come vengono gestite le informazioni personali. La privacy viene sottovalutata per ignoranza e perché è spesso difficile operare all'interno dei complicati settings che ne regolano il livello. In questo modo gli utenti perdono il controllo e rischiano di far conoscere più di quello che vorrebbero. Tali questioni rappresentano un forte limite per i social networks. Ed è qui che entra in gioco Google me. L'idea della Big G è di realizzare una piattaforma che consenta agli utenti di:
  1. gestire gruppi multipli di persone
  2. gestire diverse tipologie di relazioni
  3. targetizzare la comunicazione a seconda del gruppo di persone e della tipologia di relazione
Il nuovo Facebook è alle porte?

Facebook: che scoperta!

Francamente non conoscevo Facebook come strumento di promozione. Poi, quasi per scherzo, ho provato a creare un gruppo su un calciatore (Francesco Totti). In un paio di settimane gli iscritti si aggiravano attorno alla trentina. Dopodiché, spinto anche da una specie di scommessa lanciata dall'amico Giuseppe (juventino e fan sfegatato di Del Piero), ho provato ad attivare una campagna su Facebook per promuovere il neonato gruppo. In quattro giorni, questi i risultati: 1.321 clicks CTR medio 0,18% CPC medio 0,02 CPM medio 0,03 740 iscritti Vero che l'argomento si presta particolarmente all'iniziativa. Vero che si tratta di promuovere qualcosa di interno a FB (probabilmente sarebbe stato diverso se avessi promosso un sito, un blog o una community esterna a Facebook. Ciononostante non mi aspettavo queste performance e devo ricredermi molto sull'efficacia dello strumento. Come funziona? Setti un budget giornaliero, un CPM o un CPC e alcune keyword (che riflettono gli interessi che gli utenti esprimono nel loro profilo). Scrivi l'annuncio e... VIA! Credo che Facebook possa essere un ottimo strumento di promozione non tanto in un'ottica di advertising diretto (vedo l'annuncio in linea con i miei interessi, ci clicco e finisco sul sito di destinazione). In questo caso i motori di ricerca, IMHO, sono inarrivabili (o quasi). Secondo me Facebook diventa molto efficace se viene usato per lanciare e promuovere iniziative interne a Facebook stesso, che poi, direttamente o indirettamente, si richiamino a siti, blog o community esterne. In sostanza Facebook costituirebbe un ottimo indotto per il sito di destinazione finale.

Facebook, cosa vuoi fare da grande?

Interessante post di John Battelle, secondo il quale Facebook sarebbe il vero anti-Google, non Twitter. Fra i vari motivi, uno in particolare: il fatto che Facebook, a differenza di Twitter, non lascia spiderizzare i propri contenuti.
In fact, I'd argue that the right thing to do is to make just about everything possible available to Google to crawl, then sit back and watch while Google struggles with whether or not to "organize it and make it universally available." A regular damned if you do, damned if you don't scenario, that.... For an example of what I mean, look no further than Twitter. That service makes every single tweet available as a crawlable resource. And Google certainly is crawling Twitter pages, but the key thing to watch is whether the service is surfacing "superfresh" results when the query merits it. So far, the answer is a definitive NO. Why? Well, perhaps I'm being cynical, but I think it's because Google doesn't want to push massive value and traffic to Twitter without a business deal in place where it gets to monetize those real time results. Is that "organizing the world's information and making it universally available?" Well, no. At least, not yet.
Ogni mese gli utenti di Facebook postano 4 miliardi di informazioni (news, aggiornamenti di stato, compleanni, ecc.), caricano 850 milioni di foto e 8 milioni di video. Praticamente una seconda Internet. Impedendo a Google di indicizzare questi contenuti, di fatto Facebook si pone come possibile anti-Google. A differenza di Twitter, col quale (secondo Battelle) Google finirà col trovare un accordo. Staremo a vedere...

Perché Microsoft dovrebbe comprare Twitter

Massimo qualche tempo fa ipotizzava (o auspicava) l'acquisizione di Facebook da parte di Microsoft. Sarebbe qui, non in Yahoo, la chiave per contrastare Google. Se Facebook diventasse un social engine, allora la mossa sarebbe azzeccatissima. Il discorso però è che Facebook non si presta molto ad essere usato per cercare. La navigazione, infatti, assomiglia molto di più a quella di un forum (con topic, post e profili) e la ricerca viene relegata ad un ruolo meramente accessorio (minuscolo box di ricerca in alto a destra). Gli strumenti principe di Facebook sono: l'endorsement (Tizio pensa che tu possa conoscere Caio), l'introduction (Sempronio ti ha fatto una richiesta di amicizia) e la suggestion (Persone che potresti conoscere). Insomma, la ricerca è veramente un'attività marginale su FB. Diverso il discorso Twitter. All'inizio sembra frutto della smania di essere "always on", strumento per geek incalliti e maniaci del Web 2.0. Ma la prospettiva cambia nel luglio 2008, quando Twitter acquisisce Summize, servizio che consente agli utenti (anche non iscritti) di ricercare fra i tweets, oltre a fornire statistiche sulle hot trends.

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Il terremoto al tempo di Facebook e Twitter

Alle 3.30 mi sono svegliato di soprassalto per il terremoto. A Roma, com'è noto, il sisma è stato avvertito distintamente, per fortuna senza causare danni a cose e/o persone. Io e mia moglie aspettiamo qualche minuto che le scosse finiscano, indecisi se scendere o meno in strada. Poi, quando tutto sembra tornare tranquillo, accendiamo la TV e proviamo a dare un'occhiata al televideo. L'ultima notizia, che risale ad oltre un'ora addietro, parla di alcune scosse in Abruzzo, ma niente che possa far pensare al dramma che proprio in questo momento si sta vivendo a poche centinaia di chilometri dalla capitale. Alle 8 accendo la TV e tocco con mano la tragedia. Allibito penso allo spavento di stanotte e realizzo che mi è andata bene. Mi preparo mestamente  e prendo la macchina per andare in ufficio. Come ogni mattina, accendo Radio24 e ascolto la trasmissione di Giuliano Ferrara, interrotta ogni 10 minuti da flash di aggiornamento sulla situazione in Abruzzo: 15 vittime, poi 20, poi circa 30. Un bollettino di guerra. Il traffico è congestionato, passa il tempo e in radio tocca a Gianluca Nicoletti col suo Melog 2.0. O almeno così dovrebbe essere. In realtà la trasmissione viene soppressa e sostituita da uno speciale sul terremoto condotta da un altro tipo, con Gianluca Nicoletti in studio per portarci una sua testimonianza. Penso: che cavolo c'entra Nicoletti col terremoto?

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