Posterous theme by Cory Watilo

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Facebook, cosa vuoi fare da grande?

Interessante post di John Battelle, secondo il quale Facebook sarebbe il vero anti-Google, non Twitter. Fra i vari motivi, uno in particolare: il fatto che Facebook, a differenza di Twitter, non lascia spiderizzare i propri contenuti.
In fact, I'd argue that the right thing to do is to make just about everything possible available to Google to crawl, then sit back and watch while Google struggles with whether or not to "organize it and make it universally available." A regular damned if you do, damned if you don't scenario, that.... For an example of what I mean, look no further than Twitter. That service makes every single tweet available as a crawlable resource. And Google certainly is crawling Twitter pages, but the key thing to watch is whether the service is surfacing "superfresh" results when the query merits it. So far, the answer is a definitive NO. Why? Well, perhaps I'm being cynical, but I think it's because Google doesn't want to push massive value and traffic to Twitter without a business deal in place where it gets to monetize those real time results. Is that "organizing the world's information and making it universally available?" Well, no. At least, not yet.
Ogni mese gli utenti di Facebook postano 4 miliardi di informazioni (news, aggiornamenti di stato, compleanni, ecc.), caricano 850 milioni di foto e 8 milioni di video. Praticamente una seconda Internet. Impedendo a Google di indicizzare questi contenuti, di fatto Facebook si pone come possibile anti-Google. A differenza di Twitter, col quale (secondo Battelle) Google finirà col trovare un accordo. Staremo a vedere...

Le tre vocazioni di Twitter

1) Social information filter & link distributor. In pratica leggo un pagina web (che sia un post, un articolo, una pagina statica) e la ripropongo ai miei followers. Nel caso di Techrunch i retweets costituiscono ad oggi il 9,7% del traffico totale (Google rappresenta il 32%). 2) Citizen journalism. Quello che sta accadendo in Iran ne è la prova più eclatante. I mezzi di informazione vengono controllati o addirittura soppressi (come nel caso della BBC) dal regime e Twitter si sostituisce ai mass media, veicolando al mondo informazioni in tempo reale. 3) Mass socialization. Si rumoreggia della morte di Michael Jackson e inizia il tam tam dei twitterers. Quando la morte del "re del pop" viene confermata (stavolta da un media tradizionale, il LA Times), ecco partire da ogni parte del globo tributi in memoria di un cantante che, al pari di Elvis e dei Beatles, ha fatto la storia della musica. Più del 30% dei tweets includono parole come "Michael Jackson", "MJ" e "Michael". In sostanza avviene una socializzazione di massa attorno ad un evento mediatico. Secondo me l'essenza di Twitter è racchiusa in queste tre vocazioni. Se sapranno realizzare un'adeguata tecnologia di ricerca (con i retweets a fungere da Page Rank), allora avremo davvero il nuovo Google.

La morte di Twitter? Maddeché...

Leggo spesso in giro necrologi su Twitter. Ucciso dallo spam. Divorato da Facebook. Morto affamato da un business model inesistente. Tutte parole. La morte di Twitter è un mito. Ecco le 12 fasi di Twitter, che poi sono le stesse per ogni social network: 1. Curiosity 2. Interest 3. Novelty 4. Excitement 5. Inviting everyone you know 6. Optional: Inviting the wrong person (skip to 9) 7. Massive use / Addiction 8. Slight abuse / accidental use 9. Annoyance / Frustration 10. Cutting way back 11. “Going dark” (or going “private”) 12. Acceptance (back to 1) Fra poco nascerà mio figlio. Penso che lo annuncerò su Twitter e, tramite Twitter, su Facebook. Un modo per far partecipare i miei amici, colleghi e contatti ad un evento per me importante. Alcuni risponderanno. Altri semplicemente mi ignoreranno. Alcuni bit si perdono... altri invece te li porti dietro. Come dice l'autore dell'ottimo post da cui ho tratto le 12 fasi di cui sopra, non si può considerare morta un'applicazi0ne quando viene usata per condividere velocemente momenti come questi. P.S.: grazie a Massimo per aver suggerito un bel sito da aggiungere all'aggregatore RSS ;-)

Arriva l'algoritmo di Twitter

Non poteva essere altrimenti. Gli utenti aumentano e i SEO si preparano a prenderlo d'assalto. E così Twitter Search si doterà presto di un vero e proprio algoritmo in grado di
crawl the links included in tweets and begin to index the content of those pages. [...] Twitter Search will also get a "reputation" ranking system soon [...]
Parola di Santosh Jayaram, ex VP of Search Quality in Google e ora VP of Operations in Twitter. E nel frattempo gli occhi sono tutti puntati su Apple.

Che cos'è Twitter?

Twitter is a search engine that indexes conversations about content. La miglior definizione di Twitter che ho trovato in Rete la dà Kevin Ryan su SEW. Chi ancora si ostina a vedere in  Twitter un semplice tool di micro blogging o un social network "à la Facebook" sbaglia di grosso. Twitter è un motore di ricerca sociale, in cui Popularity isn't determined by backlinking in the traditional SEO sense, but self-designated by the number of retweets and followers. E così assisteremo nei prossimi mesi al proliferare di Twittering SEO pagati per creare account e twittare per conto dei propri clienti. Poi verranno anche TwitWords e TwitSense. E' solo questione di tempo...

Twitto quindi conosco

Si twitta per fare nuove amicizie. Per business. Per soddisfare il proprio ego. Vero, ma si twitta anche per conoscere, per capire e per accedere alle informazioni in tempo reale. Così uno studio condotto da MarketingProfs (via MarketingCharts) su 425 utenti che spendono quasi 3 ore al giorno a twittare.
  • "I find it exciting to learn new things from people": Average score 4.65
  • "I value getting information in a timely manner": Average score 4.58
  • "I like to be connected to lots of people": Average score 3.91
  • "I want to generate new business": Average score 3.70
  • "I find it gratifying to have people follow me": Average score 3.64
C'è da dire che in Italia siamo ancora nella fase dell'ego. Ma chissà, prima o poi anche noi scopriremo il potenziale di questo servizio così semplice e, allo stesso tempo, così incredibilmente rivoluzionario. [caption id="attachment_99" align="aligncenter" width="440" caption="Twitto ut intelligam"]
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Twitta che ti passa

C'è la crisi. Che problema c'è? Twitta, che ti passa. Devono pensarlo in molti ultimamente, visto che a marzo Twitter.com è passato da poco più di 4M a oltre 9M di visite (+131%!!). Alla wish-list di uno "scontento" Dave Winer, Massimo risponde che basta usare Wordpress e fermarsi a 140 caratteri. Io continuo a sostenere che la rivoluzione di Twitter è tale se abbinata al mobile. Hai mai provato a postare su Wordpress con iPhone?